martedì 29 settembre 2015

Il coraggio di essere bulbo.

La dichiarazione d'intenti dopo la prima pennellata al quadro-puzzle era ben chiara: portare avanti il lavoro un pezzettino alla volta, senza poter avere una visione d'insieme fin da subito, senza progetto e con tanta improvvisazione. Promettevo addirittura di farmene una ragione. Era il  15 ottobre 2014, scrivevo questo post, e davvero, avevo tutte le migliori intenzioni di perseguire il mio buon proposito. Già mi vedevo a dare sicure pennellate veloci, ad abbozzare allegramente colori e forme, a mettere insieme i pezzi secondo un'ispirazione venuta da lontano come una brezza fresca su un'asfalto torrido.

Ma ho bellamente fallito nel mio intento e ora devo rivedere la mia posizione. 

Sapete perchè?

Perchè io mi vesto a cipolla. 
Forse solo da quando mi è stato concesso il privilegio della maternità, o forse avevo già un'animo bulboso da prima che nascessero i miei bambini. Non lo so. 
Ma credo che la mammitudine qualcosina c'entri in effetti.
Canotta, maglietta, felpa, giubbotto... e magari prima di uscire di casa prendo al volo anche un ombrello che non si sa mai. Più la roba di tutti gli altri ovviamente. Si esce sempre con la valigia in pratica.

Penso e ripenso, progetto, misuro, peso, pondero e poi, solo alla fine, parto.
Sono così nella vita e non potrei essere altrimenti nel mio modo di lavorare.
Devo dare largo spazio alle correzioni, ai ripensamenti, agli aggiustamenti, agli imprevisti.
Che mi piaccia o no. Che vi piaccia o no.

Sono una da velature, non c'è dubbio. 

La cosa migliore è essere sempre esageratamente fedeli a se stessi. 
Avere il coraggio di essere estremamente bulbi, se necessario. 
Anche se l'immagine che vorremmo dare di noi al mondo è un tantino diversa. 
Anche se vorremmo tanto avere il fisico per poter andare in giro senza maglietta della salute il 20 di dicembre. 
Altrimenti si rischia di arenarsi su un quadro-puzzle senza sapere come andare avanti... Oppure  di prendersi un bel raffreddore giusto in tempo per Natale.



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