domenica 8 giugno 2014

Cherry happiness

Premetto che questo post l'ho scritto e cancellato innumerevoli volte. L'ho ripreso, filtrato, allungato, tagliato, compresso, disintegrato e riscritto di nuovo da capo. Perchè l'argomento è delicato e ce ne sarebbe da scrivere per chilometri. Così ho deciso di tenermi sul sintetico e di arrivare subito al sodo, senza troppi giri di parole.

Perchè la felicità dei bambini è una cosa molto seria e va trattata con il giusto garbo.

Quanto essere permissivi? E in quale misura essere rigidi? Quante volte al giorno possiamo dire di No affinchè la negazione sia produttiva? Quanti pacchetti di figurine pelosine di PeppaPig possiamo comprare alla volta senza che ciò diventi un pegno dovuto? Quale sia la giusta linea da seguire è un bel mistero. Tutti hanno detto la loro, ma proprio tutti, psicologi, pediatri, pedagogisti, maestre, tate da televisione.  Da perdersi veramente, ma può essere che la strada giusta sia una serena via di mezzo?

Io credo che il nostro compito fondamentale non sia quello di farli felici, i nostri figli.
Penso che il nostro sacrosanto dovere sia dare loro gli strumenti per cercarsela da soli questa felicità, mostrare loro dove e come trovarla. Caramella più caramella meno.

Loro partono avvantaggiati, si sà, ma sono esseri umani e, tante volte grazie all'esempio che diamo loro,diventano esigenti. E' una faccenda delicata, preservare l'innata predisposizione dei bambini allo stupore, alla meraviglia, alla felicità.

E allora li ho portati a raccoglier ciliegie.

E' stata dura convincere Leonardo a venire, perchè a quattroanniemezzoquasicinque, si capisce, aveva il suo bel da fare a casa con gormiti, pokemon, superman e spiderman proprio quella mattina lì. Ma con una spintarella ce lo siamo portati dietro e da lì in poi gioia pura.
Felicità nel partire di casa con stivali ai piedini e un cesto vuoto... felicità nel camminare in mezzo ad un prato per mano con mamma e papà, felicità nel raccogliere frutti maturi dai rami carichi di un albero, felicità nell'assaggio libero e nell'arrampicamento selvaggio. 
Che poi al pomeriggio la cuginetta Camilla festeggiava il compleanno e noi abbiamo improvvisato un dono speciale con cartoncino colorato e un bel fiocco.
Ho mostrato ai miei figli che un pensiero fatto con il cuore e con del tempo prezioso è il regalo più bello che si possa fare, che le cose semplici sono sempre le migliori, che la felicità si può trovare anche nel prato dietro casa, che a volte si è più contenti di farlo un regalo, piuttosto che riceverlo. 
Non lo so se loro l'hanno capito. Non so se ne faranno tesoro. E comunque è finita allo stesso modo di sempre: che le ciliegie poi ce le siamo mangiate, e che buone che erano!








4 commenti:

  1. Belle domande Irene, e concordo con te sull'importanza dei no per insegnar loro a non dipendere dall'avere tante cose per essere felici. e buone le ciliege!

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    1. "E' un mondo difficile e vita intensa felicita' a momenti e futuro incerto". Poi io tante volte proprio non so dire di no...

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  2. Bellissimo messaggio il tuo Irene grazie mille... anche a me molto spesso viene più facile offrire la felicità perchè si fa prima ma poi mi accorgo che è momentanea e loro si abituano ad aver tutto con facilità.
    "La felicità è una ricompensa che giunge a chi non l’ha cercata". Anton Cechov
    Vorrei anche io in regalo quel conetto di ciliege!!! Buona giornata, Giorgia

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    1. Hai capito Cechov! Proprio vero, però dai, anche se diamo un aiutino non siamo cattive mamme... io poi che parlo così bene, ma mi basta un sorrisino che mi sciolgo e mi rigirano come vogliono!

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